Il patrimonio storico-artistico dell'Università di Genova

Il patrimonio storico-artistico dell'Università di Genova

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Palazzo dell'Ateneo - ex collegio della Compagnia di Gesù

via Balbi 5

Progettato da Bartolomeo Bianco a partire dal 1634 nello spazio dedicato dalla città di Genova all'alta formazione fin dall'epoca dei Collegi dei Gesuiti, si sviluppa in una successione continua di volumi che si susseguono in profondità. All'interno delle numerose sale che comprendono l'edificio, si trovano sculture e rilievi bronzei di Giambologna, affreschi e decorazioni di Domenico Parodi, Jacopo Antonio Bruni, Sebastiano Galeotti, Francesco Menzio, oltre ai due celebri leoni realizzati da Francesco Biggi su progetto di Domenico Parodi che decorano la rampa di accesso al cortile dei primi del XVIII secolo.


Albergo dei Poveri

piazza Emanuele Brignole 2

Iniziato a costruire a metà del Seicento su commissione del patrizio genovese Emanuele Brignole, per la sua posizione risulta visibile già accedendo via mare a Genova. Dedicato a funzioni assistenziali fino alla fine del XX secolo, è stato acquisito dall'Università di Genova nel 2003 in concessione cinquantennale. Al suo interno comprende una chiesa sul cui altare maggiore domina la statua dell'Immacolata di Pierre Puget, risalente al XVII secolo.


Palazzo Balbi Cattaneo

via Balbi 2

La "Domus Magna" dei Balbi, inserita nel Sistema dei Palazzi dei Rolli già dal 1588 e rinnovata completamente a partire dal 1776, si pregia di un maestoso atrio a doppia altezza, di un terrazzo di grandi dimensioni e di una quadreria di valore, comprendente opere di Gio. Enrico Vaymer.


Palazzo Balbi Senarega

via Balbi 4

Gioiello dell’architettura barocca si articola in una successione di spazi chiusi e aperti raccordati fa una galleria da cui parte un ciclo decorativo a fresco a cui hanno contribuito Valerio Castello, Domenico Piola, Gregorio De Ferrari e Giovanni Andrea Carlone.

Costruito nel 1618 per i fratelli Giacomo e Pantaleo Balbi, su disegno dell’architetto Bartolomeo Bianco, il palazzo è il primo a Genova a presentare l’innovativa soluzione dei due piani nobili sovrapposti. Attorno al 1645 Pietro Antonio Corradi fu chiamato ad ampliare l’edificio dal figlio di Giacomo Balbi, Francesco Maria (1619-1704), il quale verso la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta del Seicento commissionò il magnifico ciclo di affreschi che adorna il secondo piano nobile, oggi parte della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Genova. Le volte delle sale e delle gallerie sono ancora oggi popolate delle figure mitologiche che raccontano le storie del Ratto di Proserpina e del Trionfo del Tempo (Valerio Castello, eseguite tra il 1655 e il 1659), di Apollo tra le Muse (Domenico Piola, eseguite attorno al 1668) e degli Amori degli dei (Gregorio de Ferrari, realizzate negli anni vicini al 1693). Di grande bellezza e pregio è il ninfeo sito al piano terreno, che presenta le grandi statue in stucco di Giovanni Battista Barberini, modellate attorno al 1670 per dare vita al mito di Proserpina, che già trionfava nei variopinti affreschi del Castello nella Galleria soprastante il giardino.

È uno dei 42 palazzi dei Rolli dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. È sede dei dipartimenti della Scuola di scienze umanistiche dell'Università di Genova.

Cosa vedere

Assolutamente imperdibile il ciclo di affreschi del secondo piano nobile, che decora oggi i soffitti delle biblioteche dei Dipartimenti DIRAAS e DAFIST. Il ciclo è quanto di più alto qualitativamente sia stato prodotto ad affresco a Genova nel Seicento ed è oggi uno dei più importanti della Liguria e del Nord Italia.

Facciata di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)
Facciata di Palazzo Balbi Senarega

Aranceto di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)
Aranceto di Palazzo Balbi Senarega

Ninfeo di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)
Ninfeo di Palazzo Balbi Senarega

Presentazione di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)
Presentazione di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)
Presentazione di Palazzo Balbi Senarega (Via Balbi 4)

Palazzo Balbi Raggio

via Balbi 6

Un'opera stratificata la cui costruzione ha attraversato più di due secoli di storia genovese. Storica dimora del Doge Francesco Maria Balbi, è stata in seguito ristrutturata su commissione di Francesco Maria Durazzo e successivamente di Edilio Raggio, che le diede le fattezze che conserva tutt'ora.


Palazzo De Ferrari Chiavari Belimbau

piazza della Nunziata 2

Il palazzo venne fatto edificare fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, su progetto di Andrea Ceresole detto il Vannone, da Francesco De Ferrari, appartenente ad una famiglia di ‘nobili nuovi’, che aveva però sposato la ricca e aristocratica Delia Giustiniani. È uno dei palazzi dei Rolli dichiarati patrimonio dell’umanità UNESCO: nel Rollo del 1614 è inserito nel bossolo che individua i palazzi degni di ospitare principi, ambasciatori e altre illustri personalità. L’attuale facciata è stata realizzata intorno al 1780 a seguito della ristrutturazione voluta da Andrea Cambiaso e realizzata da Giovanni Battista Pellegrini. Danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale e adibito a uffici, è stato donato dagli eredi Belimbau all’Ateneo nel 1999.

In un anno imprecisato dopo la morte di Gio. Francesco (1611) il palazzo fu affittato dalla famiglia Chiavari, per poi pervenire ai Cambiaso che, a partire dal 1780, commissionarono una ristrutturazione generale dell’edificio all’architetto Giovanni Battista Pellegrini. L’intervento condusse alla realizzazione dell’attuale facciata sulla piazza, recentemente restaurata, e dello scalone, apportando anche significative modifiche agli spazi interni. Infine, dopo essere stato ceduto ai Negrotto Cambiaso nel primo ventennio del XIX secolo, il palazzo passò nel 1890 ai Cohen Belimbau. La famiglia lo ha di recente donato all’Ateneo genovese, che ha iniziato consistenti lavori di restauro. Gio. Francesco De Ferrari fu anche il responsabile della decorazione ad affresco che impreziosisce il palazzo, per la quale venne chiamato Lazzaro Tavarone, allievo di Luca Cambiaso. Descrivendo nell’atrio e sui soffitti dello scalone le vicende di Cleopatra che con la sua maestà e potenza ammalia il generale romano Marco Antonio, egli forse volle celebrare la venustà di Delia Giustiniani, donna di alto lignaggio e indubbio potere. Le vicende di Cristoforo Colombo invece, vero self-made man, che si squadernano sulla volta del grande salone del piano nobile, celebrano la legittimazione di una famiglia come i De Ferrari che, dalle umili condizioni di origine, era pervenuta per forza di volontà e di ardimento – così come Colombo – ai più alti onori della nobiltà.

Cosa vedere

Il salone del piano nobile conserva il primo ciclo di affreschi a raccontare le vicende di Cristoforo Colombo, un’opera dunque di straordinaria importanza figurativa e documentaria. Il palazzo, che sarà a breve oggetto di un intervento conservativo su tutto il parato murario e le decorazioni interne, conserva anche una quadreria di recente restaurata ed esposta nelle sale del primo piano da parte dell’Università degli Studi di Genova.

Facciata di Palazzo Belimbau
Facciata di Palazzo Belimbau

Atrio di Palazzo Belimbau
Atrio di Palazzo Belimbau

Salotto degli specchi
Salotto degli specchi

Volta del salone al piano nobile
Volta del salone al piano nobile

Presentazione di Palazzo De Ferrari Chiavari Belimbau (Piazza della Nunziata 2)

Architettura

Stradone di Sant'Agostino, 37

Il complesso di Architettura sorge su un luogo di antichissima edificazione e innumerevoli stratificazioni. Nel secondo dopoguerra il sito fu interessato da un piano di risanamento disegnato dall'architetto Ignazio Gardella.

L’area di Sarzano fu il luogo del più antico insediamento ligure-etrusco che oggi si conosce riguardo la città di Genova: i reperti affiorati anche grazie alla distruzione causata dalle bombe alleate durante il secondo conflitto mondiale risalgono infatti fino a circa 2500 anni fa. Dal IX e X secolo dopo Cristo, il sito fu poi utilizzato come castrum fortificato e residenza del Vescovo, la massima autorità religiosa dell’intera regione. Continuamente trasformato dal momento della cessione alle Monache Domenicane alla metà del Quattrocento, gli spazi anche di matrice seicentesca continuarono, come ancora fanno tutt’oggi, ad articolarsi attorno al chiostro maggiore. Il complesso venne arricchito di opere d’arte di notevole importanza come sculture di Taddeo Carlone, Tomaso Orsolino e Giacomo Gagini (il portale del Convento – realizzato da quest’ultimo nel 1707 – si trova oggi a Palazzo Rosso) e altri apparati decorativi, purtroppo in gran parte perduti a causa dei danni bellici. La zona venne interessata nel dopoguerra da un piano di risanamento a firma di Ignazio Gardella e Silvano Larini che, approvato nel 1972, venne messo in anno sul finire degli anni ottanta per la forte volontà del Preside della allora Facoltà di Architettura, Edoardo Benvenuto. Oggi questi spazi completamente recuperati e rivitalizzati ospitano il Dipartimento di Architettura e Design facente parte della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova.

Cosa vedere

Stridente e affascinante il contrasto tra l’architettura contemporanea di Gardella e il contesto medievale dato dalle chiese di Sant’Agostino e San Donato: ne emerge chiaramente l’importanza del dialogo tra i diversi stili architettonici e la possibilità di una convivenza che valorizzi reciprocamente le differenti caratteristiche. Assolutamente da visitare il cortile superiore delle monache e il balcone del Vescovo, da cui si gode un panorama straordinario che abbraccia la città vecchia da Porta Soprana, al Porto Antico, per poi spaziare verso le forme della città “moderna” con l’area del Matitone e dei nuovi grattaceli, fino ad arrivare all’antico faro della Lanterna.

Ingresso da stradone Sant'Agostino
Ingresso da stradone Sant'Agostino

Ingresso da via San Silvestro
Ingresso da via San Silvestro

Chiostro grande
Chiostro grande

Giardino pensile
Giardino pensile

Cisternone
Cisternone

Aula benvenuto
Aula benvenuto


Villa Giustiniani Cambiaso

via Montallegro 1

Voluta da Luca I Giustiniani e realizzata da Galeazzo Alessi nel 1548, Villa Giustiniani Cambiaso rappresenta uno dei manufatti architettonici più interessanti del Cinquecento genovese grazie ai virtuosismi con i quali l'Alessi seppe porre in dialogo la villa col paesaggio e comporre i volumi con uno sguardo alla tradizione classica e uno alle novità del rinascimento e del manierismo romano.
La Villa diviene proprietà del Comune di Genova e dal 1921 ospita gli studi di Ingegneria dell'Università degli Studi di Genova.

 


Villa Bonino

viale Causa 13

La villa rappresenta rappresenta uno degli esempi di integrazione fra la costruzione architettonica e il paesaggio naturale caratteristici della Genova fra Cinquecento e Seicento; gli interni della villa ospitano i motivi propri della tradizione architettonica cinquecentesca unitamente a interventi decorativi ottocenteschi.
A partire dal 1976 la villa ospita studi e uffici di Ingegneria.