The Philosophy of Experiential ArtifactsHorizon Europe – ERC-2021-STGP.I.: Enrico TerroneDipartimento di antichità, filosofia e storia - DAFISTGrant Agreement: 101040535Data di inizio: 1/9/2022Data di fine: 31/8/2027Finanziamento EU: € 1.493.753,00Parole chiave: philosophy of technolgy, phenomenology, philosophy of art I risultati del progetto PEA sono consultabili sulla piattaforma CORDIS Gli antichi greci utilizzavano un unico termine, “techne”, per indicare sia le pratiche tecniche che quelle artistiche. È solo in epoca moderna che l’arte ha acquisito autonomia, diventando oggetto di una disciplina filosofica a sé stante: l’estetica. Tuttavia, l’avvento dei mass media e, successivamente, dei media digitali, ha avvicinato l’arte alla tecnologia, mettendone in discussione l’autonomia. In questo contesto, alcune domande filosofiche fondamentali sull’arte tornano ad assumere un ruolo centrale: perché l’arte? A cosa serve l’arte? Qual è il ruolo dell’arte in una società tecnologica come la nostra? La risposta tradizionale sottolinea l’unicità dell’arte, evidenziando la differenza essenziale tra opere d’arte e manufatti tecnici. Il crescente interscambio tra arte e tecnologia, tuttavia, ci spinge a mettere in discussione questa affermazione, perseguendo una strategia alternativa. L’ipotesi è che le opere d’arte appartengano a una categoria tecnica finora trascurata: quella dei manufatti esperienziali, la cui funzione consiste nel suscitare esperienze. L’arte è separata dalla tecnologia solo se ci si concentra su manufatti quali trapani o torni, la cui funzione consiste nel produrre effetti concreti. Tuttavia, una volta riconosciuti i manufatti esperienziali, è possibile collegare proficuamente l’arte alla tecnologia, ripensando le forme d’arte come tecniche per generare diversi tipi di esperienze. Il progetto PEA introduce la filosofia degli artefatti esperienziali come nuovo ambito di indagine in cui il rapporto tra arte e tecnologia possa essere adeguatamente teorizzato, offrendo così una nuova serie di strumenti concettuali per la ricerca storica ed empirica. Ciò avverrà attraverso una metodologia articolata in quattro parti, in cui l’estetica e la filosofia della mente analizzano le esperienze che gli artefatti esperienziali sono destinati a suscitare, mentre la metafisica e la filosofia della tecnologia indagano la struttura in virtù della quale essi svolgono tale funzione. Il progetto PEA ridefinisce le opere d’arte come artefatti tecnici che apprezziamo per il modo in cui ci consentono di arricchire, condividere e coordinare le nostre esperienze.