arrow-down Asset 6 1Asset 5 1close comment down-didattica down envelop facebook file instagram link-esterno marker menu minus Asset 7plus right search arrow-down twitter up-didattica up user youtube linkedin

Università degli Studi di Genova

Via Balbi, 5 - 16126 Genova
Tel. +39 01020991 - Fax +39 010 2099227

Intervista al professor Viscoli

 

prof. Viscoli vincitore del premio ESCMIDClaudio Viscoli, uno dei due  vincitori dei prestigiosi Excellence Awards 2018 rilasciati da ESCMID, società leader in Europa nella Microbiologia Clinica e nelle Malattie Infettive, è un docente del nostro Ateneo e Direttore della Clinica Malattie Infettive  presso il  Policlinico San Martino.

  • Professore questo è il riconoscimento dell’eccellenza del suo lavoro e dell’impegno di questi anni. Si aspettava questo premio? Cosa ha pensato quando ne ha avuto notizia?

Non posso negare che qualche uccellino mi aveva informato che avrei potuto essere tra i candidati, ma certamente non mi aspettavo che scegliessero proprio me. Forse è un difetto, ma io tendo sempre all’understatement anche su me stesso e pensavo che ci fosse gente che aveva fatto di più. Quando l’ho saputo ufficialmente, ho pensato che a questo punto avrei potuto andare in pensione in pace. Per fortuna questo senso di appagamento mi è passato presto: non bisogna mai fermarsi, né credere che non ci si possa ancora migliorare.

 

  • Si è molto impegnato nella lotta contro l’Aids ed è vice presidente della sezione ligure dell’Associazione italiana per la Lotta contro l’Aids (ANLAIDS). Ha curato anche un grande progetto per la prevenzione della trasmissione dell’HIV dalla madre al bambino nella Repubblica del Congo. Vuole raccontarci la sua esperienza in questo campo?

L’infezione HIV non è in realtà il mio campo principale di interesse scientifico. Non sono un “aidsologo” , come si dice. Nel mio gruppo, altri, come Gianni Mazzarello e Antonio Di Biagio, lo sono.  Tuttavia ho sempre pensato che nella mia posizione sarebbe stata una grave mancanza non occuparsi del problema. In particolare, quando ho ricevuto in eredità dal mio predecessore il programma appena abbozzato per la Prevenzione della Trasmissione Materno-Fetale del virus in Africa, supportato da ENI,  mi ci sono buttato. Con l’aiuto di tante persone e, soprattutto dei giovani specializzandi della nostra Scuola di Specializzazione e dei medici dell’ U.O. di Igiene della nostra Università (Prof. Icardi e dott.ssa Bruzzone) tra il 2005 e il 2012 abbiamo costruito una struttura organizzativa prima inesistente, portato farmaci, curato migliaia di donne e bambini, istruito medici e infermieri e, soprattutto, costruito una laboratorio per la diagnosi (uno dei pochi in tutta l’Africa). Non ultimo abbiamo anche pubblicato alcuni pregevoli lavori scientifici. Poi abbiamo regalato tutto allo Stato Congolese, che, speriamo, abbia saputo fare buon uso del nostro lavoro. Per quanto riguarda ANLAIDS Liguria facciamo del nostro meglio per non fare cadere la fiaccola, anche se l’argomento sembra essere “passato di moda”.

 

  • Professore, lei si è molto dedicato alla campagna contro l’uso inappropriato degli antibiotici, che in Italia sembra essere particolarmente diffuso. Può dirci qualcosa su questo argomento?

Questo si è il mio interesse principale, unito a quello riguardante le infezioni in pazienti con ridotte difese anti-infettive. La medicina moderna fa miracoli, ma spesso li fa con farmaci e procedure che riducono le difese anti-infettive. Quindi, la medicina moderna non si potrebbe fare senza antibiotici, che sono gli unici farmaci il cui maluso e abuso non danneggiano solo chi li prende, ma anche e soprattutto le generazioni future.  Quando abusi di un rimedio, il rimedio tende a smettere di funzionare. Questo sta succedendo con gli antibiotici: stiamo parzialmente perdendo l’arma miracolosa, la cui efficacia credevamo ormai garantita. Quindi, è indispensabile cambiare completamente la prospettiva e usare gli antibiotici in modo diverso da prima, ossia solo quando necessario, alle dosi giuste e per i tempi giusti. Gli infettivologi sono gli specialisti degli antibiotici e bisogna lasciarli lavorare.

 

  • Quali sono, a suo parere, le prossime frontiere nel campo delle malattie infettive?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbero molte pagine. Microrganismi e malattie infettive non cessano di stupirci. Quando credevi di avere risolto un problema, eccolo rispuntare fuori da un’altra parte del mondo. Quando credevi di avere l’antibiotico giusto per sempre, ecco che spunta il germe resistente. Abbiamo persino scoperto che ci sono infezioni che causano tumori.  Se dovessi dare delle priorità, direi che in questo momento il problema dell’aumento delle resistenze agli antibiotici e della diffusione dei cosiddetti “superbatteri” è quello prioritario.  Globalmente, però, abbiamo ancora enormi problemi con la malaria in Africa e Asia, con la tubercolosi  e  con le meningiti. Non abbiamo ancora un farmaco totalmente curativo per l’HIV (lo teniamo sotto controllo, ma non lo eradichiamo). Ogni anno combattiamo contro l’influenza, per cui dovremmo avere un vaccino migliore. Rischiamo, con il riscaldamento globale, di tornare ad avere anche in Italia (è già successo la scorsa estate) malattie cosiddette “tropicali”.  Insomma, il libro delle Malattie Infettive, non solo non è chiuso, ma diventa sempre più voluminoso e, in più, ci tocca anche lottare contro quelli che parlano male dei vaccini.

Ringraziamo il prof. Viscoli per l'impregno profuso nello studio delle Malattie Infettive, prezioso per tutta la collettività e, a nome dell'Ateneo, gli facciamo i migliori auguri per i suoi progetti futuri.

 
LA REDAZIONE
Last Update: 27/02/2018