Lombardi 2013–Riforme di struttura e alternativa socialista

Lombardi 2013–Riforme di struttura e alternativa socialista

Il 10 dicembre scorso a Palazzo Ducale ho partecipato, insieme a Valdo Spini e ad alcuni altri studiosi, alla presentazione di un volume, “Lombardi 2013 - Riforme di strutture e alternativa socialista”, edito dalla Fondazione Brodolini di Roma. Attraverso un insieme di saggi dovuti ad autori diversi (coordinati da Enzo Bartocci), il testo analizza l’attività di uno dei più rilevanti esponenti dell’area socialista, Riccardo Lombardi, lungo l’arco temporale che va dalla Resistenza alla nascita (e alla caduta) del primo centro-sinistra; il riferimento, nel titolo, all’anno in cui sono stati stesi tali saggi vuole evidenziare che si tenta di comprendere che cosa è attuale (e, implicitamente, che cosa non lo è) nelle idee e nelle linee di azione oggetto dell’analisi.


Il termine che in tale analisi costituisce quasi un filo rosso è “riforme”. Queste, per Lombardi, non si riducono a interventi singoli di modifiche purchessia, ma rappresentano atti tra loro coordinati, sistematicamente inseriti in una strategia complessiva tesa a cambiare nel Paese gli equilibri di potere, oltre che il quadro economico, a vantaggio delle parti più deboli della società: ritornano sempre anche i termini, giustizia e libertà, che avevano caratterizzato l’esperienza del “socialismo liberale” di Carlo Rosselli e conseguentemente del Partito d’Azione da cui Lombardi proveniva.


Fa molto riflettere, a confronto con l’attuale vita politica italiana, il livello ambizioso, molto alto, dei confronti e delle polemiche che si sono sviluppati nel periodo esaminato. Per Lombardi i contenuti specifici delle scelte da compiere hanno una rilevanza predominante rispetto alla formula di governo. Dal libro emergono perciò chiaramente le motivazioni che hanno portato uno dei maggiori creatori del centrosinistra a esserne poi un oppositore: nel 1962 esso voleva trasformare gli assetti sociali, e ha istituito -per citare l’azione che più direttamente interessa noi che operiamo nell’ambito delle istituzioni formative- la Scuola Media Unica, ma negli anni successivi ha poi perso vigore riformatore, riducendosi appunto a mera formula.


Rispetto al quadro internazionale, nel periodo di cui parliamo tutto sembrava bloccato dalla “guerra fredda”; pur consapevoli dei relativi vincoli, alcuni sapevano però guardare al di là. Lombardi fu tra quelli (pochi, nell’ambito della sinistra “storica”) che videro con lucidità l’esigenza di puntare sull’Europa politica, anche a causa della perdita di potere dello “Stato-nazione”. Alle pagine 11-12 troviamo una citazione, risalente al 1977, che mi sembra utile riprodurre come conclusione: Non esistono strumenti nazionali per regolare o controllare la strategia delle transnazionali … Si può forse già dire che la struttura è rappresentata dalle transnazionali, mentre la sovrastruttura tende a trasferirsi dai governi agli organi intergovernativi. Il linguaggio è vetero-marxiano, ma la sostanza è ben attuale!

Giunio Luzzatto
Università di Genova
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